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IL PRIVILEGIO DEL NO

2026-04-17 19:47

Max Petrignani

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IL PRIVILEGIO DEL NO

Cosa resta quando decidi di spegnere l'interruttore e smetti di appartenere a un luogo

Dopo la mia personale scelta di lasciare il posto di lavoro che mi ha accompagnato per trent'anni, una delle domande che mi viene più posta è: "Ma non ti manca il tuo posto di lavoro?".

L'aver lasciato quel luogo, i privilegi acquisiti o costruiti su misura, la certezza di gestire in autonomia la propria attività professionale e quella fetta di esistenza che si consuma tra uffici e laboratori... se devo essere sincero, no, non mi manca.

Il giro di chiave e l'interruttore dell'anima

​Tendo ad affezionarmi solo a ciò che mantiene un peso equilibrato sulla bilancia della vita. Ricordo con cura ciò che lascia in bocca il gusto del buono, negli occhi la sorpresa del bello e tra le dita la matericità delle cose. Mi porto dentro gli aromi che richiamano momenti e i suoni che conducono alle emozioni. Ma ho sempre scisso tutto: la mia vita personale e quella professionale sono state separate nettamente dal giro di una chiave. Un interruttore On/Off che accendeva una parte di me e ne spegneva un’altra.

​È una facoltà della nostra psiche: accendere o spegnere compartimenti, selezionare il bello e lasciar sbiadire il brutto. Fa parte di quella dualità che ci accompagna dalla nascita e dalla quale non possiamo sottrarci, se non alternando le nostre scelte.

 

La scelta: un dono enorme e terribile

​La scelta. Poter scegliere è il dono più grande e terribile che la Natura ci abbia concesso. È la facoltà che ti permette di decidere tra compagnia e solitudine, di sopportare gli ostacoli o di arrendersi, fino al punto estremo di chiudere una finestra sulla vita a soli tredici anni, come accaduto oggi a Roma.

​La vita è fatta a strati, come le cipolle. Ogni strato può essere tolto per ingenuità o rigenerato per proteggere il nostro io interiore — l’essenza che dà linfa alle azioni e ci restituisce la consapevolezza di poter decidere.

L'essenza oltre le pareti: i nuovi privilegi

​Mi manca il mio posto di lavoro? No.

Oggi il mio ufficio è quello che vedete in foto, ma domani potrebbe essere la riva di un fiume o una campagna aperta. I veri privilegi non sono gli orari flessibili o la sicurezza dello stipendio fisso. I privilegi si costruiscono rispettando se stessi e gli altri, mantenendo alti i valori, riconoscendo la bellezza nei luoghi e la fragranza nei profumi nuovi.

Siamo cipolle in costante divenire

​Privilegio è avere persone che ti amano e che attendono il tuo ritorno, che ti sostengono nel buio e rispettano le tue scelte, anche quando non le comprendono. Questa terrazza è solo il luogo dove continuo a esercitare la mia professione, ma soprattutto dove continuo a vivere come persona.

​Non sono importanti i luoghi, ma le modalità con cui li abitiamo. E quando senti che in un posto non ci sono più modalità che ti tengano ancorato, allora è arrivato il momento di abbandonarlo. Siamo cipolle, abbiamo strati protettivi: dobbiamo avere il coraggio di togliere quelli vecchi affinché quelli nuovi possano riformarsi e continuare a proteggere ciò che siamo davvero.