Ars et Nexus: soluzioni di marketing digitale personalizzate per il tuo successo online.

 

 

Contattami per maggiori informazioni:

Max Petrignani - Artigiano Tecnologico con oltre trent'anni di esperienza nella comunicazione e nell'innovazione


Max Petrignani @ All Right Reserved 2026

Ars et Nexus

© 2026 Max Petrignani - Tutti i diritti riservati.

BASTIA UMBRA (PG) - Italy


facebook
instagram
linkedin
youtube
whatsapp
max logo bianco
max logo

CONTATTI

06083 Bastia Umbra (PG) - ITALIA

© 2026 Max Petrignani - C.F. PTRMSM68L25D653J - Tutti i diritti riservati.

Le ultime dal Blog

SIPARIO DI STATO

2026-05-13 11:10

Max Petrignani

SENZA FILTRI, sprechicultura, taxcredit, cinemaitaliano, lobbyspettacolo, denaropubblico,

SIPARIO DI STATO

il welfare di lusso dei lobbisti dello spettacolo

Come il "cinema fantasma" divora denaro pubblico

In Italia esiste un settore industriale unico al mondo: quello dove il successo è un inciampo e il fallimento è un business plan. Mentre l'opinione pubblica si concentra sui grandi appalti infrastrutturali, un’emorragia silenziosa di denaro pubblico alimenta il circuito del cinema, del teatro e della televisione. Non si tratta di "sostegno alla cultura", ma di un sistema di welfare per lobbisti e "amici degli amici" che ha invertito la legge del mercato: il profitto si realizza alla firma del decreto ministeriale, non allo strappo del biglietto.

 

Il meccanismo del "Rischio Zero"

L’architettura di questo spreco poggia su tre pilastri che eliminano il rischio d'impresa per i furbetti dello spettacolo, lasciandolo interamente sulle spalle del contribuente.

Il primo è il Tax Credit. Questo strumento permette alle produzioni di compensare i debiti fiscali con un credito d'imposta che copre fino al 40% dei costi. Il trucco è elementare: gonfiare i costi di produzione attraverso società di servizi correlate (catering, trasporti, consulenze) per far apparire un budget superiore al reale. Se dichiaro che un film costa 2 milioni quando ne costa la metà, lo Stato mi rimborsa l'80% della spesa effettiva prima ancora di girare.

Il secondo pilastro sono i Contributi Selettivi. Qui la lottizzazione politica si fa palese: i fondi vengono assegnati da commissioni nominate dal Ministero. Il merito artistico svanisce dietro criteri nebulosi che premiano la fedeltà alla casta o la vicinanza a determinati circoli politici. Il terzo pilastro è il paracadute RAI: la TV pubblica acquista i diritti di film destinati ai cimiteri notturni di Rai Movie, garantendo al produttore la liquidità necessaria per chiudere il cerchio della rendita.

 

La contabilità del vuoto: i dati

I numeri non sono opinioni, sono sentenze. Nel solo 2023, circa il 70% delle pellicole prodotte con fondi pubblici ha incassato meno di 10.000 euro. Abbiamo creato un "Cinema Bunker" che non comunica con l'esterno.

Analizziamo i casi più eclatanti degli ultimi anni:

Prima di andare via: Costato circa 800.000 euro di soldi pubblici, ha incassato al botteghino la cifra ridicola di 1.635 euro. Il calcolo è brutale: lo Stato ha pagato quasi 500 euro per ogni singolo spettatore seduto in sala. Una vacanza di lusso pagata dal contribuente a ogni utente.

Il Boemo: Sostenuto con 1,5 milioni di euro di fondi statali, ha raccolto appena 35.000 euro. Un'efficienza dell'investimento prossima allo zero.

I limoni d'inverno: Ha drenato oltre 1,1 milioni di euro per restituirne solo 42.000 al mercato.

Questi non sono incidenti di percorso. Sono la norma in un sistema dove il pubblico è considerato un fastidio burocratico.

 

Il delitto contro l’Umanesimo

La vera tragedia non è solo economica, ma identitaria. Questo fiume di denaro destinato ai professionisti del sussidio viene sottratto a chi mette cuore, anima e ricerca per comunicare qualcosa di autenticamente umano. L'artista indipendente che non ha la "tessera" del circolo giusto, il regista che vuole scuotere le coscienze senza compiacere il potere, resta fuori.

Si finanzia l'estetica del parassita: opere piatte, nate morte, che rispettano i canoni della convenienza politica ma che non parlano a nessuno. È un'eutanasia della creatività italiana pagata profumatamente con le nostre tasse.

 

L'eccezione che disturba il manovratore

La prova inconfutabile che il sistema è marcio risiede nel successo di chi, invece di mungere il Ministero, decide di sfidare il mondo. Queste eccellenze sono fumo negli occhi per la casta dei "furbetti": dimostrano che il pubblico esiste, a patto che gli si offra sostanza e non propaganda.

Il caso "Io Capitano": l'Odissea che umilia i burocrati: Matteo Garrone ha realizzato con Io Capitano lo schiaffo morale definitivo al cinema di regime. Con un budget di circa 8-10 milioni di euro — briciole rispetto ai kolossal di stato nati morti — ha costruito un’epopea contemporanea capace di vincere a Venezia, arrivare agli Oscar e, soprattutto, incassare oltre 5 milioni di euro solo in Italia (e altrettanti all'estero). Garrone non ha cercato il "rischio zero"; ha portato la macchina da presa nel deserto e in Senegal, mettendo cuore e anima in una narrazione umanistica che scuote le coscienze. Mentre i parassiti del Tax Credit producono "film da ufficio", Garrone produce cultura universale che il mercato premia perché è vera.

Il fenomeno Cortellesi: il mercato contro il sussidio: Allo stesso modo, Paola Cortellesi con C’è ancora domani ha mandato in corto circuito l'intero apparato ministeriale. Ha ricevuto circa 3 milioni di fondi pubblici, ma ne ha generati 33 al botteghino. È la dimostrazione plastica che il finanziamento statale deve essere un volano, non un polmone d’acciaio. Chi, come Garrone o la Cortellesi, rispetta il pubblico, non ha bisogno di elemosina permanente; ha bisogno di infrastrutture che non siano intasate da incompetenti protetti dai partiti.

Queste eccezioni confermano la colpa del sistema: finanziare sistematicamente chi non ha nulla da dire significa togliere ossigeno a chi, come questi autori, ha la forza di riportare l'Italia al centro della scena mondiale. Proteggere il fallimento non è un atto d'amore per l'arte; è un delitto premeditato contro il talento vero.

 

Conclusione

È ora di smetterla di chiamare "cultura" quello che è semplice welfare per lobbisti. Se un’opera non ha pubblico, se non genera valore, se non comunica nulla, deve fallire. Proteggere il fallimento sistematico significa uccidere il futuro dell'arte italiana. Il sipario deve chiudersi sulla rendita di posizione; è tempo che riapra sul merito.