Non seguo più la politica attiva da tempo, ma credo fermamente che nessun cittadino possa esimersi dall’informarsi su come essa agisca quotidianamente. È l'unico vero obbligo civico che mi sento di onorare fino in fondo. Personalmente l’ho fatto, e ho analizzato i dati che mostrano cosa si nasconde dietro il prossimo Referendum a cui saremo chiamati a votare.
Se non avete tempo o voglia di leggere tutto, concentratevi sulle ultime righe. Lì sta il cuore dell'assurdo.
I fatti: il "problema" che non c'è
Si parla tanto di riforma della giustizia, di separazione delle carriere e di mobilità. Ma cosa dicono i numeri? I dati ufficiali e le relazioni sull'amministrazione della giustizia ci dicono che il fenomeno è marginale:
Le dimissioni volontarie: Sono un evento rarissimo. Il ricambio in magistratura è dato quasi interamente dai pensionamenti (circa 200-250 magistrati all'anno).
La separazione delle funzioni: Il passaggio da Pubblico Ministero a Giudice (e viceversa) riguarda una fetta irrisoria della categoria. Secondo i dati presentati dalla Presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, per il biennio 2024/2025, la mobilità interna coinvolge solo lo 0,1% - 0,2% dei magistrati all'anno.
Il trend a 5 anni: Negli ultimi 5 anni, solo lo 0,83% è passato da PM a giudice e appena lo 0,21% da giudice a PM.
Il costo dell'inutile
Come al solito, arriva lo "scherzetto" dei nostri governanti – milionari azionisti che godono di pensioni parlamentari dopo soli 4 anni di mandato. Questa riforma ci costerà circa 400 milioni di euro.
Vero, l'impatto per ogni singolo cittadino è di circa 2 euro. Ma non fermiamoci qui. Considerate il costo individuale dell'intera macchina governativa (circa 19.000 euro pro capite) che, sommato al debito pubblico, ci trascina in un baratro di 48.500 euro a testa. Cifre che stiamo pagando tutti, tra sacrifici e un'età pensionabile che si allontana sempre di più, mentre la vita corre e il tempo non torna.
Questione di dignità
In un'epoca in cui le famiglie devono scegliere se riempire il frigo o permettersi un piccolo svago – magari spendere 500 euro in due per un concerto di Sting – io scelgo di sfamare i miei cari. La cultura e la musica me le coltivo da solo, leggendo libri e ascoltando dischi, gratis o quasi.
Ma cambiare la Costituzione per inseguire le necessità dello 0,2% della categoria, spendendo centinaia di milioni di euro, lo considero un affronto. È una ferita alla dignità di ogni cittadino che lavora e paga le tasse. È l'ennesima conferma che la politica, a tutto pensa, fuorché ai bisogni di chi la mantiene.


